Ieri ho ricevuto sul cellulare un sms. "Avevo voglia di scrivere, così affido all'ignoto il messaggio". E' la bottiglia virtuale di un naufrago gettata in mare, ho immaginato. No, poi mi sono detto, non è un messaggio. Non racconta nulla che non sia il bisogno di scrivere. E non è il messaggio di uno sconosciuto. C’è un numero di telefono che l’accompagna. Se voglio, posso svelare l'identità dell'autore. Più che la bottiglia di un naufrago, è semmai la moneta gettata a terra da chi vuole osservare il volto di chi la raccoglie. Ma che cosa lo spinge a sussurrare il suo bisogno di "altro"? L'ignoto? Ed è lecito violare questo bisogno? Assecondarlo, rispondendo, e scoprire la sua identità? O…? Che cosa fareste al mio posto?
|
di Parlagreco |
è davvero strano ma il fatto è accaduto anche a me! quindi ti rispondo non con che cosa avrei, ma con che cosa ho fatto: ho utilizzato il numero che accompagnava il messaggio per fare arrivare, molto tempo dopo, una risposta non sens, ma che è stato facile individuare come risposta di quel bisogno d'altro. La mia era una domanda sulla esistenza dell'ignoto. L'ignoto è un fatto fisico o è un fatto immaginario? e quindi: può rimbalzare una risposta, seppure dopo molto tempo, dall'ignoto? E lo scrivere è un atto che prevede la necessità del leggere?
Ho letto d'un fiato la tua inchiesta sul BdS, e credo che tu l'abbia scritta affidandola all'ignoto della rete; senza chiedere a te stesso l'obbligo di avere una risposta. Il tuo cavaliere e il monsignore è un libro che andrebbe consigliato nelle scuole, non fosse altro che per la sua facilità di lettura.
un saluto da segugio
|
di
segugio
il 02-02-2005
alle 22:55:30 |